Ferruccio Malandrini e la fotografia

 

 

 

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Quando si dice “tutta la vita dedicata alla fotografia”:  è la storia di Ferruccio Malandrini. Classe 1930, di Colle Val d’Elsa, sin da giovanissimo fotografo e collezionista extraordinaire e oggi esperto a tutto tondo.

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Che ha davvero vissuto la fotografia in tutti i modi possibili: girando sempre con una macchina fotografica in mano e pronta all’uso, e andando continuamente a rovistare in mercati e mercatini, e frequentando con assiduità librerie e biblioteche. E così facendo sviluppando una cultura sterminata, un occhio infallibile e, insieme, una conoscenza del mercato che è stata di decenni in anticipo sui trend contemporanei.

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Con questi ingredienti e aiutato da belle dosi di fortuna ha saputo e potuto creare collezioni straordinarie, come non sarebbe più possibile fare oggi che la fotografia è stata scoperta dal mercato.

Una di queste collezioni, di  ben 55.000 fotografie!, è stata ceduta nel 1987 e nel 2007 agli Archivi Alinari insieme a un’altra, amplissima, collezione di libri e riviste –  composta, come racconta lui stesso, di “5.200 titoli, dove “1 titolo” è , per esempio, la collezione completa della rivista Ferrania, che è uscita per 20 anni”. Un’ altra collezione dedicata alla storia di Siena –  9.500 immagini – è andata nel 2005 al Monte dei Paschi di Siena.

Si tratta di collezioni sterminate, messe insieme con pazienza certosina, grande acume, e infinita passione da “cacciatore”.  I racconti dei suoi ritrovamenti, spesso di veri gioielli siano essi immagini o macchine fotografiche antiche, sembrano trame di film: come quella volta che trovò un album di Le Gray, il Salon de 1852,  “per terra” (Gustave Le Gray fu un fotografo francese importantissimo che con le sue celebri marine degli anni intorno al 1850 sviluppò una tecnica che permetteva di utilizzare negativi differenti per creare una nuova immagine “combinata”, cioè in pratica l’ antesignano di photoshop). Oppure quando acquistò in una libreria antiquaria un eccezionale album di Felice Beato, uno dei primissimi fotografi a lavorare in Asia e Oriente, album che era sì caro – tanto che il negoziante non credeva lui potesse permetterselo – ma niente rispetto al vero valore sul mercato internazionale. Oppure ancora quando, e si tratta solo dell’altro giorno, scova per due lire una rara e perfetta fotocamera stereoscopica in un mercatino rionale…

E le sue fotografie? Sono belle, e…misteriose. Perchè non escono dal suo archivio se non con il contagoccie.

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E ci deve essere un progetto speciale, o un luogo speciale a lui caro per convincerlo a farne vedere qualcuna, come è appena successo a Siena, dove la Nobil Contrada del Bruco ha organizzato la bella mostra Ferruccio Malandrini, Siena, il suo sguardo, fotografo e collezionista.

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Curata da Stefano Fantini  la mostra era composta da 80  immagini, molte delle quali scattate nella contrada prima, durante e dopo gli interventi di recupero edilizio che la interessarono a partire dagli anni Settanta del Novecento.

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Tutti i lavori sono immagini del genere “di strada”, che catturano persone, atmosfere e scorci con una sensibilità affine a quella di William Klein, di Henry Cartier Bresson, di Manuel Alvarez Bravo.  Tutti autori a lui coevi, come lui appassionati di cinema – Ferruccio Malandrini arriva alla fotografia attraverso la frequentazione dei primi cineclub –  e tutti capaci di guardare con occhio affettuoso e mai critico la vita della gente.

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Nella bella mostra senese si tratta di donne, uomini e bambini che si lasciano fotografare da lui con fiducia, accettando con naturalezza la sua presenza non intrusiva e rendendogli sorrisi semplici e fieri, come oggi non sembrano esistere più. Foto che raccontano con grande finezza e sensibilità di Siena e insieme dell’Italia di quei tempi. Insomma la storia di tutti noi.

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Le fotografie di Ferruccio Malandrini  nascono grazie a tanti elementi: occhio allenato da letture importanti, mano abituata a stampare dal lavoro in camera oscura,  gusto educato dai grandi maestri del cinema e della fotografia internazionale. Sono lavori interessanti e mettono curiosità di vederne altri. Quali altre sorprese conserva l’archivio di Ferruccio Malandrini? Speriamo che le autorità senesi, e non solo loro, riescano a farlo aprire ancora, presto.

 

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Il ritratto di Ferruccio Malandrini davanti al suo autoritratto del 1952, la foto dell’allestimento della mostra e quella del poster sono di Margherita Abbozzo.

Di Ferruccio Malandrini, dall’alto: Tabernacolo in via degli Orti, Siena, 1962; Autoritratto, Siena, 1952; Manifestazione in piazza Matteotti, Siena, 1969; via del Fosso di Sant’Ansano, Siena, 1960c; La festa del 1° Maggio a Geggiano in Chianti, 1962; via di Mezzo, Siena, 1962/63; La mattina della tratta, dentro l’entrone, Siena, 1970.

 

 

 

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Una risposta a Ferruccio Malandrini e la fotografia

  1. massimo Pacifico ha detto:

    senza enfasi questa biografia, come si dovrebbe sempre fare. è stato un piacere leggere in pochi minuti il sunto della vita di un personaggio, molto garbato, che ho il piacere di conoscere da quasi 40 anni. grazie

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