Ferdinando Scianna, Obiettivo Ambiguo

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Ferdinando Scianna ha presentato alla libreria Brac di Firenze  la riedizione aggiornata del suo libro Obiettivo ambiguo, uscito per i tipi di Contrasto, nell’ambito della serie di incontri Scritture di Luce (info più sotto).

Da molti anni Scianna scrive, e molto bene, di fotografia. Ascoltarlo però è ancora meglio che leggerlo, perchè quando parla è un fiume in piena, e ti trascina con sè per tanti campi dello scibile umano, senza aver paura di parlare chiaro e di dire pane al pane e vino al vino. Lo fa con grande passione e ironia, con profonda conoscenza di causa, e con una gran verve oratoriale accompagnata dal bell’accento siciliano. E quindi comincia a parlare di fotografia per poi discutere di storia della fotografia, pittura, musica, letteratura, impegno sociale, massimi sistemi, memoria, mele, cultura e risotti…

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Qui di seguito qualche spunto registrato dal vivo:

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Scrivo perchè sento un dovere di carattere culturale ed intellettuale di spiegare perchè qualcosa piace. O non piace, che è poi la stessa cosa. C’è una dimensione politica nel tuo posizionamento estetico. Che non è mai soltanto estetico…o se lo è, sei fuori strada. Non c’è niente di più inutile di una “bella” fotografia.

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La fotografia è nata a metà dell’ Ottocento all’interno di un discorso filosofico e culturale di tipo positivista, che produsse un meccanismo tecnologico per ricevere le immagini. Fino a quel momento tutte le immagini venivano fatte, la fotografia produce per la prima volta immagini ricevute. Quindi la fotografia è rivoluzionaria perchè lo statuto dell’oggetto che noi vediamo in una fotografia è totalmente diverso dallo statuto di quello che noi vediamo disegnato o dipinto in un quadro.

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Allora qual’è il rapporto della fotografia con la realtà, con il dato esterno? Quando nacque questa nuova tecnica lo scienziato Herschel, un uomo meraviglioso che in una foto di Julia Margaret Cameron vediamo assomigliare a un Einstein, ma buono, inventò la parola fotografia. Mise insieme due parole greche, luce e scrivere, e venne fuori “fotografia”. Già, ma è un termine ambiguo…perchè si può intendere come scrittura con la luce, o scrittura di luce. E questa ambiguità sta nel cuore della natura della fotografia.

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Dunque, scrittura di luce o con la luce? Cambia tutto perchè se è “di” luce,  la luce scrive e tu leggi. Da sempre gli uomini producono immagini, per un’esigenza profonda che ci portiamo dietro dalla preistoria. L’uomo preferisce essere creatore piuttosto che lettore… Così da sempre la fotografia è stata tra i due scogli del documento e del punto di vista soggettivo. A un certo punto si è deciso di evacuare il ruolo di documento e di parlare esclusivamente della creatività della fotografia…creatività però è parola misteriosissima, di carattere sostanzialmente religioso, che dovrebbe essere usata solo per Dio che è l’unico che crea qualcosa dal nulla. Ma oggi invece essere “creativo” è diventato un mestiere… I fotografi hanno bisogno della mela vera davanti alla macchina, per fotografarla: Cezanne invece poteva dipingersene una a memoria. I fotografi questo non possono farlo.

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La fotografia è nata come ponte tra noi e il mondo. Oggi tutta la fotografia è diventata o decorazione o elucubrazione o “arte”, che è cosa diversa dalla fotografia… La fotografia in quanto vicenda culturale nata alla metà del XIX secolo e che ha avuto un ruolo importantissimo nella modernità oggi non c’è più. Probabilmente per eccesso di successo.

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Io penso che la fotografia sia soprattutto documento e memoria. Memoria e racconto. Ogni immagine fotografica contiene un romanzo. E la fotografia contiene letteratura.

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Rimane da parlare della sua “regola del terzo risotto” e di un sacco di altre idee interessanti. Che potete leggere nel bel libro Obiettivo Ambiguo.

 

Margherita Abbozzo. Tutte le fotografie sono mie, http://www.margheritaabbozzo.com

 

La  VIII Edizione della Rassegna “Scritture di Luce”è organizzata da Associazione Culturale Deaphoto in collaborazione con la Libreria Brac e le case editrici Contrasto e Postcart. Curatori  Michelangelo Chiaramida e Sandro Bini.
Appuntamento ogni sabato del mese di febbraio alla libreria Brac alle ore 18.

 

 

 

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