Visti per Voi: Frieze e Frieze Masters a Londra

Ottobre, andiamo. E’ tempo di migrare… e di andare a Londra a vedere Frieze. L’abbiamo visitata per voi.

 

La fiera d’arte più chiacchierata quest’anno ha festeggiato i suoi 10 anni raddoppiando. Con due tendoni in Regent’s Park: uno, nella parte a sud, dedicato all’arte contemporanea. L’altro, a nord, dedicato ai Masters, ai maestri. Cioè? Cioè “a tutta l’arte prodotta fino al 2000″. Ma su questo torniamo dopo.

Prima, parliamo di Frieze vero e proprio: che è una fiera e si sa, una fiera è una fiera è una fiera. Ovvero, diciamolo francamente, un supermarket dell’arte contemporanea. Senza i carrelli, ma quasi. Però a Frieze la merce è sceltissima e così una visita è un’ occasione unica per vedere in un colpo solo tanti lavori di molti artisti, aggiornarsi, e annusare l’aria elettrizzante che tira in una città così centrale nel sistema dell’arte contemporanea.

 

La fiera dura ufficialmente quattro giorni,  dopo due giorni riservati in esclusiva ai compratori VIP.  Si svolge in un enorme tenso-struttura ( che quest’anno, come si diceva, sono per la prima volta due ) erette in Regent’s Park. Tutto quello che è esposto, è in vendita. La selezione per le gallerie che vogliono esserci è feroce; alla fine ne vengono scelte circa 170, da tutte le parti del mondo, in un mix accuratissimo che mette insieme mega-gallerie – le più potenti del mondo – con altre importanti e altre ancora giovani, dinamiche e ambiziose.

 

In più c’è un sacco di altre cose da vedere e fare: Frieze Talks, una serie di incontri e discussioni con artisti e curatori; Frieze Projects, tutta una serie di lavori site-specific creati da artisti apposta per e negli spazi della fiera;  Frieze Music, Frieze Education e Frieze Film; e il parco di sculture allestito fuori dal tendone, in Regent’s Park, un omaggio al pubblico generale perchè si visita a gratis, mentre l’ingresso alla fiera è salato (35 sterline per l’ingresso sia a Frieze che a Frieze Masters).

Cosa si vede a Frieze? I lavori di tanti giovani, quelli di tanti astri molto di moda, e tutti o quasi i nomi del canone dell’arte contemporanea. Si va dall’opera iper-modaiola a quella impossibile, al pezzo di gran classe.

 

Qui sopra, un angolo dello spazio di Maureen Paley, che ha presentato tutti lavori di qualità museale.

Dall’altra parte del parco, da quest’anno c’è Frieze Masters. Che raccoglie un insieme di lavori presentati da 90 gallerie di arte antica, arte orientale, arte moderna e fotografia. Ed è… favolosa.

Intanto lo spazio è allestito elegantemente, in 3 sfumature di grigio (3, non 50).

E poi raccoglie oggetti affascinanti: dalle punte di freccia del periodo megalitico all’arte egizia, a quella indiana, quella orientale, all’arte moderna, alla fotografia quasi contemporanea, in un mix spesso esilarante.

 

 

Poichè anche qui la selezione delle gallerie è stata cattivissima la merce esposta è di qualità alta. In più, la fiera è divisa in due sezioni: oltre allo spazio espositivo normale

 

 

c’è anche Spotlight, un’area dedicata a presentazioni monografiche su artisti che hanno lavorato nel XX secolo, a cura di Adriano Pedrosa. E se ne vedono delle belle: perchè Pedrosa ha scelto di concentrarsi sul lavoro di artiste pioniere del concettuale e femministe degli anni ’60 e ’70, non solo europee e nordamericane – come Louise Bourgeois, Lynda Benglis e Dorothea Tanning – ma anche asiatiche, medio orientali e sudamericane: artiste come Birgit Jurgenssen, Lygia Pape, Carmen Herrera, Teresa Burga, Geta Bratescu. Risultato? Stand pieni di roba da museo.

Oltre a questo, ci sono poi piccole personali dedicate ad Avedon,

 

a Cartier-Bresson, a Eggleston. Tutta roba di grande beltade.

E’ una partenza davvero col botto, quella di Frieze Masters. Che ha presentato tanti lavori strepitosi con una qualità media molto alta, in un bell’allestimento, con un forte gusto per accostamenti spericolati tra lavori diversissimi per epoche e provenienze.  D’altronde, questo è il vero nuovo trend: per rivitalizzare la maniera di guardare, interagire con i lavori e stimolare nuovi incroci mentali.

 

Non è un’idea nuova – a Firenze fu di moda negli anni Sessanta, grazie all’architetto Bargellini e ad altri, per esempio. Ma funziona, e sponsorizzata dalle gallerie più interessanti del mondo augura bene: prepariamoci.

Dettagli e podcasts delle varie iniziative su  www.friezelondon.com

Tutte le fotografie, a parte la prima, sono di Margherita Abbozzo.

http://www.margheritaabbozzo.com

Questo post appare con un lieve ritardo sulla tabella di marcia per problemi tecnici. Ce ne scusiamo con i lettori.

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