Bagliori Dorati

 

Le parole “grande mostra” e “evento” non si possono proprio più sentire. Però come si fa quando apre una mostra davvero grande? Davvero memorabile? E che di sicuro rimarrà negli annali, come Bagliori Dorati?

Bagliori Dorati,  appena aperta agli Uffizi, è una mostra bellissima. Senza se e senza ma. Sicuramente tra le più belle allestite agli Uffizi negli ultimi millenni e altrettanto sicuramente la più meravigliosa mostra che si possa vedere da queste parti nelle prossime settimane e mesi.

 

Di cosa si tratta?  Di una mostra che raccoglie opere prodotte a Firenze o giù di lì nel periodo che va più o meno dal 1375 al 1440. Sono anni importantissimi, durante i quali lo stile elegante e ricercato detto Gotico Internazionale si intreccia ad altre ricerche che definiranno poi il Rinascimento. Anni di squisitissime vecchie idee e di grandi nuove idee, che permettono di esprimere al meglio le eccellenti capacità tecniche dei tanti artisti e dei tanti artigiani che lavorano a Firenze. E anni anche di grandi e importantissimi cantieri, da quello del Ghiberti per le porte del Battistero a quello di Brunelleschi per la cupola del Duomo.

 

 

Uno dei più grandi pregi di questa mostra è l’allestimento bellissimo che dà spazio alla voce di molti artisti e ricostruisce in modo meraviglioso la complessità dell’epoca. La sensazione è simile a quella di ascoltare un grande coro nel quale ogni singola voce canta in una sua tonalità, creando un insieme stupendo ed armonioso. E’ come se la mostra ci proiettasse indietro nel tempo, in una Firenze piena di lavori d’arte appena usciti di bottega: perché rende palpabile l’eccitamento e l’incrociarsi di commenti e di idee che ognuno di questi lavori suscitava negli artisti contemporanei.

 

Lo stile dominante alla fine del Trecento è chiamato Gotico Internazionale. Bagliori Dorati ci racconta come ogni artista declini secondo la sua sensibilità questo stile squisito ed elegante e come cerchi nuove strade espressive.  Le opere in mostra sono una più bella e mozzafiato dell’altra,  che si tratti di lavori di celeberrimi maestri – come Ghiberti, Lorenzo Monaco, Gentile da Fabriano, Masaccio, Paolo Uccello, il Beato Angelico – o di altri meno noti al grande pubblico.

 

L’allestimento, come si diceva, è eccezionale. Curatissimo, riesce ad essere veramente emozionante. Perché valorizza i lavori famosi e i meno noti con una sensibilità che è ovviamente frutto di un lungo e intenso amore dei curatori per le opere esposte, ed invita a una visita “slow” che regala emozioni impagabili e che rimarrà giustamente memorabile.

Come se tutto questo non bastasse, la mostra finisce poi con un “botto”, cioè con la grande Battaglia di San Romano di Paolo Uccello appena restaurata e tornata a uno splendore dimenticato.

 

Con quadri, sculture in bronzo, legno e marmo, codici miniati, lavori noti e altri raramente visti, Bagliori Dorati ricostruisce in maniera emozionante la ricchezza e la complessità dell’arte di quegli anni. E ci regala la meraviglia e la gioia di assistere al fervidissimo dialogo tra artisti, idee e committenti che ha dato vita a quelle meraviglie che hanno per sempre segnato Firenze.

Insomma, signori, in poche parole: questa è una mostra MERAVIGLIOSA.

Andate a visitarla. Da soli, in compagnia, con figli, nipoti. Ma andateci. Non lasciatela ai turisti. Non rischiate di perdere questa mostra strepitosissima. Né le sale nuove appena aperte, che accompagnano i visitatori all’ingresso di Bagliori Dorati.

 

Fino al 4 novembre. Info dettagliate qui

http://www.margheritaabbozzo.com

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