Il Museo Effimero della Moda, Pitti 92.

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Fotografia Europea, a Reggio Emilia

Fotografia Europea è tornata a Reggio Emilia  e come ogni anno offre l’occasione di vedere tante mostre tra quelle “ufficiali” e quelle del circuito off. Mostre in genere buone, a volte strepitose, raramente poco interessanti.

Epicentro del festival, che quest’anno si è scelto il titolo Time Maps, Memory, archive, future sono i Chiostri di San Pietro, un imponente ex monastero benedettino restaurato q.b. ma ancora molto delabrè. Ospita 5 mostre: il progetto Speciale diciottoventicinque dedicato al signor Giovanni Marconi, definito in programma “un uomo comune” (chissà cosa vorrà dire) che ha documentato con immagini tutta la sua lunga vita; l’estesa presentazione del lavoro di Gianni Berengo Gardin, ambientata in varie sale che ospitano anche immagini del suo studio;

poi la mostra Up to Now. Fabrica Photography, che raccoglie immagini scattate da 37 partecipanti al centro di ricerca sulla comunicazione della scuola dei Benetton, (tutte immagini super patinate, à la Benetton dei tempi di Oliviero Toscani, quelle a cui ci ha abituato la rivista Colors, con spunti anche molto interessanti ma che un pò si perdono nella presentazione necessariamente sommaria); poi una Breve storia della Fotografia Sudafricana (che tanto breve non è, visto che copre 99 anni, dal 1918 al 2017)

e, dulcis in fundo, Les Nouveaux Encyclopédistes , curata da Joan Fontcuberta: una interessantissima raccolta corale di lavori che da sola merita il viaggio a Reggio, e che esplora i possibili usi ed abusi legati alla proliferazione delle immagini nell’era della post verità, dei selfie, di Fb, degli emoticon e dello spam nella nostra società contemporanea.

Tra i fotografi presentati ci sono Felix Heyes, Benjamin West, Glenda Leòn, Roberto Pellegrinuzzi, Daniel Mayrit, Tom Stayte e vari altri.  Come scrivono i curatori: “Internet, i social, i telefoni cellulari e le video camere di sorveglianza generano una sovrasaturazione in cui le immagini non sono più mediazioni sottomesse tra noi e il mondo, ma diventano attive e furiose”.  Ai fotografi di oggi sta “domare queste immagini”.

Nel resto del festival, alti e bassi e risultati variabili. Ai Chiostri di San Domenico per esempio tra opere meno interessanti svetta il lavoro di Moira Ricci dedicato ai contadini maremmani;

alla Galleria Parmeggiani (piccolo e delizioso museo comunque pieno di meraviglie) quello di Simone Schiesari con i suoi ritratti di giovani donne e uomini, fotografati da quadri ma resi contemporanei. Al palazzo dei Musei, che ospita la quinta edizione di Giovane Fotografia Italiana per gli under35, quello di Francesco Levy.

Palazzo Magnani dedica una mostra molto articolata e toccante al celeberrimo Un Paese, il libro di Paul Strand e Cesare Zavattini dedicato agli abitanti di Luzzara, diventato pietra angolare del fotoreportage.

E la mostra più divertente, affascinante e memorabile?  Quella allo Spazio Gerra, dallo sfortunato titolo “Community Era – Echoes from the Summer of Love“,  che celebra l’esplosione della creatività legata ai movimenti pacifisti e hippies nati nella West Coast americana negli anni Sessanta e poi tracimati in tutto l’occidente.

Le fotografie di Robert Altman, Elaine Mayes, Bruno Vagnini e Baron Wolman sono travolgenti e meravigliose.

Una sferzata di energia felice, che fanno apparire ben grigio il presente e che allo stesso tempo offrono un’infusione di speranza: all we need is love.

Margherita Abbozzo, http://www.margheritaabbozzo.com

Tutte le fotografie sono mie, libere di essere usate da tutti, graditi i credits, grazie!

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Ytalia!

Ytalia: in omaggio alla scritta, in un affresco di Cimabue ad Assisi realizzato alla fine del 1200, dove appare per la prima volta il nome del paese.

Sottotitolo: Energia, Pensiero, Bellezza. Tutto è connesso.

Di cosa si tratta? Di 100 opere di arte contemporanea sparse tra 9 sedi fiorentine. Che sono il Forte Belvedere, Palazzo Vecchio, gli Uffizi, la Galleria Palatina e la Galleria di Arte Moderna di Palazzo Pitti, Boboli, Santa Croce, il museo Marino Marini e il museo Novecento.

Le opere sono di 12 artisti. Mario Merz, Giovanni Anselmo, Jannis Kounellis, Luciano Fabro, Giulio Paolini, Alighiero e Boetti, Remo Salvadori, Gino de Dominicis, Mimmo Paladino, Marco Bagnoli, Nunzio, Domenico Bianchi.

NON C’E’ NESSUNA DONNA!!! Incredibile, nel 2017.

 

Detto questo, la mostra al Forte Belvedere offre anche dei bei lavori e qualche accostamento azzeccato. Per esempio, l’opera di Luciano Fabro, Balcone, è sistemata in modo memorabile; e “dialoga” con un intervento importante di Remo Salvadori sulla facciata del Forte, uno dei suoi vari “segni” che trasformano il vecchio presidio militare in un’astronave per un’altra dimensione (e la stanza a lui dedicata al primo piano è magica).

I lavori di Marco Bagnoli, gabbie e parabole metafisiche.

E la Calamita Cosmica di Gino De Dominicis, sempre impressionante ma che sullo sfondo di Firenze crea una risonanza inedita…

Aggiornamenti nelle prossime puntate.

Margherita Abbozzo, tutte le foto sono mie. Libere per tutti da usare, graditi i credits, grazie! http://www.margheritaabbozzo.com

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Woman Power! Maria Lassnig a Palazzo Pitti

Due mostre di artiste donne a Firenze: era l’ora!

Da una parte Suor Plautilla Nelli, monaca domenicana vissuta nel 1500 e “prima pittrice fiorentina” documentata, i cui lavori si possono vedere agli Uffizi fino al 4 giugno; dall’altra, Maria Lassnig.

Austriaca, nata nel 1919 e morta nel 2014,  grande pittrice. Woman Power è la mostra a Palazzo Pitti che raccoglie 25 suoi lavori. Ed è una vera chicca, che consiglio a tutti di andare a vedere.

Maria Lassnig è stata, va ripetuto, proprio una grande pittrice. Un’artista fedele e coerente a sé stessa per tutta la vita, capace di resistere alle mode per concentrarsi sulla sua ricerca. Che è passata da dove era inevitabile che la pittura passasse, cioè dal corpo. Con una forza, una lucidità e un coraggio che non si trovano in molti altri artisti a lei contemporanei.

L’imbarazzo è una sfida. Voglio dipingere cose che sono scomode“.

“Confronto la tela come se fossi nuda, senza intenzioni, senza un piano, senza un modello, senza una fotografia, e lascio che le cose succedano. Il mio punto di partenza è la ferma convinzione che le uniche cose reali siano le sensazioni che hanno luogo nella conchiglia del mio corpo: sensazioni psicologiche, sensazioni fisiche di pressione se mi siedo o se mi distendo, sensazioni di tensione o di espansione – aspetti molto difficili da descrivere su una tela.” 

Come si vede, le sue sono idee di grande contemporaneità. E’ stata sempre “troppo avanti”, come si suole dire. Sia durante la formazione all’Accademia di Belle Arti di Vienna, sia nel corso della vita, che ha avuto respiro internazionale con lunghi soggiorni a  Parigi e a New York. Pittrice anche quando la pittura non andava di moda, la sua parabola è stata quella di lavorare ignorata da tutti, poi di essere amata dal movimento femminista dagli anni Settanta, e infine di essere “scoperta” dal grande pubblico in anni a noi vicinissimi, tanto da arrivare oggi ad essere considerata parte della sacra trimurti dell’arte contemporanea insieme a Louise Bourgeois e Joan Mitchell.

Adesso che abbiamo a Firenze 25 suoi lavori – provenienti dalla Albertina di Vienna e dalla Maria Lassnig Foundation – bisogna proprio non perdere l’occasione di andare a scoprire cosa sia la vera Woman Power.

Margherita Abbozzo. Tutte le foto della mostra sono mie, http://www.margheritaabbozzo.com. Libere di essere usate, gradito il riconoscimento, grazie! Tutte le info pratiche qui.

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Bill Viola, Rinascimento Elettronico

Rinascimento elettronico: arriva la nuova mostra di Palazzo Strozzi e questa volta è dedicata a Bill Viola. Artista americano, newyorkese classe 1951, ha avuto la fortuna di studiare e lavorare un paio d’anni a Firenze negli anni Settanta. Da allora la sua arte si è a volte ispirata a quella del Rinascimento, e adesso su questo elemento si gioca molto per farne un esempio del dialogo possibile tra arte antica e contemporanea. A volte funziona. Altre volte, insomma.

La mostra invade il palazzo e ne occupa sia il piano nobile che la Strozzina. Gli spazi sono stati oscurati, resi quasi irriconoscibili, il percorso tradizionale ripensato, creando un bel senso di spaesamento che permette di focalizzare l’attenzione sugli schermi che troneggiano nelle sale.

Si tratta per lo più di schermi al plasma giganteschi che dovrebbero dialogare con opere di arte antica. E che arte! Ci sono pezzi incredibili. La Visitazione del Pontormo in primis. Il Diluvio Universale di Paolo Uccello, Adamo ed Eva di Lukas Cranach, il Cristo in Pietà di Masolino.

Ma non sono per niente sicura che il confronto così serrato con opere eccelse serva bene Viola. Forse era meglio solo evocarle.

Viola incontrò queste opere somme quando fu a Firenze per lavorare ad art/tapes/22, il pioneristicissimo centro per la video arte della visionaria Maria Grazia Bicocchi.

Video arte agli albori, e Masaccio, Pontormo, Paolo Uccello. Un mix interessante. Shaken, not stirred…. 

I lavori di Bill Viola cercano una dimensione mistica e aspirano a profondità oggi pertinenti più spesso alle religioni che all’arte contemporanea. Le sue opere migliori esplorano la soglia tra la vita e la morte, il senso del nostro passaggio su questa terra, il granello di divinità contenuto in ogni essere umano. E ipnotizzano gli spettatori tenendoli  con gli occhi inchiodati su schermi dove sembra succedere molto poco. E invece…

A chi ha amato il lavoro di Bill Viola nei decenni passati questa mostra non offre molto di nuovo. La selezione delle opere, anzi, lascia alquanto perplessi. Si è scelto di calcare la mano sul link con la cultura figurativa classica, ma a spese del grande respiro filosofico e mistico che invece il suo lavoro ha avuto. Quindi si esce da Palazzo Strozzi non del tutto soddisfatti, se si è fan dell’artista.

A chi invece non lo conosce ancora, Palazzo Strozzi offre l’occasione di avvicinarsi al suo lavoro, per quanto non felicemente selezionato. E allo stesso tempo offre il modo di rivedere opere di arte antica meravigliose.

Interessante è anche il programma Offsite (orrenda però questa mania di chiamare tutto in inglese! Che bisogno c’era?). Vari musei fiorentini, come il Museo dell’Opera del Duomo, quello di Santa Maria Novella, gli Uffizi, e poi ancora la Collegiata di Empoli partecipano alla festa. Vi si possono vedere dislocati altri lavori di Viola; e naturalmente riscoprire anche le opere dei musei stessi.

Tutte le info pratiche qui 

Margherita Abbozzo. Tutte le foto sono mie, http://www.margheritaabbozzo.com

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Wolfgang Tillmans, 2017

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2017: è il lapidario titolo della mostra di Wolfgang Tillmans appena aperta alla Tate Modern di Londra. Tillmans è tra i fotografi più importanti che lavorano in questi anni e riassume nella sua pratica molti dei punti di interesse della ricerca contemporanea. Che si ritrovano puntualmente in queste belle 14 sale piene zeppe di immagini ed idee.

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Quasi da solo Tillmans ha cambiato il modo di concepire gli allestimenti delle mostre di fotografia, facendo esplodere i concetti di ordine e simmetria  in favore di immagini presentate in istallazioni complesse: stampe enormi si alternano a fotocopie in bianco e nero spiegazzate, a piccole fotografie stampate industrialmente e in maniera dozzinale, a carte fotografiche piegate in modo da assomigliare a sculture, ad altre realizzate senza la macchina fotografica, a stampe inkjet… Alcuni lavori sono incorniciati, molti altri no, molti sono appesi con le puntine o con le clip; non c’è nessuna uniformità di taglia o di soggetto. E’ fotografia, ma a frontiere nuove.

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E in più lo spazio è occupato da questi lavori in maniera eccentrica: una foto può essere appesa da sola vicino al soffitto mentre altre sono disposte a griglia in un angolo e altre ancora sono avvicinate in un gruppone tutte insieme appassionatamente. Senza logica apparente.

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Tillmans, tedesco classe 1968, ha vissuto a Londra per molti anni dall’inizio degli anni Novanta. Lì si è trovato a vivere il passaggio epocale tra fotografia analogica e quella digitale, e utilizzando entrambe ha documentato prima di tanti altri la street culture, la crescita del Gay Pride, la vita notturna della città nei suoi club, mixando lo straordinario con il banale e il comune. E arrivando ad essere il cantore, per così dire, di quei mix complessi e frantumati che sono gli orizzonti culturali del nostro tempo. L’Inghilterra lo ha premiato: nel 2000 a 32 anni ha vinto, primo fotografo al mondo, il Turner Prize; onorificenze accademiche di ogni tipo si sono poi susseguite.

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Tutto questo non ha però abbattuto il suo interesse per temi sociali e politici. Oltre a immagini che hanno a vario titolo a che fare con i concetti di frontiere, in mostra si vede anche l’istallazione Truth Study Center 2005 – ongoing, composta da numerosi tavoli coperti da ritagli di giornali, che esplorano come i media disseminano le notizie nel mondo. Un lavoro perfettamente topico nella nostra epoca di post-verità, storytelling e affini.

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In più la mostra presenta altri suoi interessi: video, pubblicazioni, foto di moda, pezzi scultorei, progetti curatoriali e musicali, e performances.

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Wolfgang Tillmans è fotografo della “realtà” indagata nel dettaglio infinitesimale grazie a macchine ad altissima risoluzione; fotografo astratto nei lavori fatti creare dalle stampanti sporche, o dalla luce tracciata direttamente sulle carte in camera oscura; fotografo di immagini che nascono tra caso e controllo, e che indagano i rapporti tra immagine meccanica, scultura e il corpo, per esplorare la coesistenza nelle nostre vite delle sfere del personale, del politico, del pubblico e del privato. Per il nostro tempo confuso e contraddittorio, un fotografo a tutto tondo.

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2010-116-iguazu_a4Margherita Abbozzo. Tutte le foto sono mie, a parte le ultime quattro, nell’ordine: paper drop Prinzessinenstrasse 2014 @ Wolfang Tillmans; astro crusto, a 2012, @ Wolfgang Tillmans; Collum 2011, @Wolfgang Tillmans; Iguazu 2010, @Wolfgang Tillmans.

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Fashion in Florence e l’Archivio Locchi

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Fashion In Florence through the lens of Archivio Locchi è una bella mostra aperta fino al 5 marzo a Palazzo Pitti, in quelle stanze graziose ed eleganti che sono chiamate Andito degli Angiolini e che si trovano tra il piano nobile e il secondo piano del palazzo.

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Fashion in Florence suona bene con quella allitterazione delle F; per il resto chissà perchè mai è stato scelto di dare un titolo in inglese. Forse perchè la mostra è stata aperta in concomitanza con Pitti Uomo? Comunque, andiamo insieme a vedere di cosa si tratta.

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A Firenze anche le pietre conoscono la bottega Foto Locchi. Fondata nel 1924 da Tullio Locchi e Silvano Corcos, per decenni dalle vetrine della bottega – quando era ancora in piazza della Repubblica – bambini, giovani donzelle, sposi, e personalità del mondo della cultura, dello sport e della politica, hanno sorriso ai passanti da belle fotografie in bianco e nero.

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Non solo foto in studio, però; la Locchi ha anche documentato un’infinità di eventi cittadini. Tanto che il suo archivio comprende oggi più di 5 milioni di immagini (con relativi negativi), un tesoro incredibile che è stato posto sotto la tutela del Ministero per i Beni e le Attività Culturali.  E questo archivio strabiliante è ancora oggi gestito dalla famiglia, nella persona di Erika Ghilardi.

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La mostra, organizzata insieme al ministero dei Beni culturali, alle Gallerie degli Uffizi, al Centro di Firenze per la moda e a Gruppo Editoriale raccoglie 100 immagini in bianco e nero che raccontano di moda, di artigianato e di Firenze dagli anni Trenta agli anni Settanta. Una bella storia che intreccia lavoro, talenti e grandi personaggi, e che va assumendo contorni sempre più mitici.

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Dalle immagini scorre il racconto di un mondo intrecciato di artigiani abilissimi che lavorano paglie, pelli, e merletti; di grandi imprenditori, stilisti e uomini d’affari; delle grandiose sfilate di moda in Sala Bianca che segnano l’inizio del fenomenale successo della moda italiana;

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ancora, dei grandi eventi mondani (fantastici i “ragazzi immagine” in mutande che reggono candelabri tra signore chicchissime a una gran festa nel giardino di Boboli, nel 1953!!); e delle personalità che vengono in città, dalla Callas al Duca di Windsor e signora, alle grandi attrici americane.

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Le fotografie Locchi sono sempre di alta qualità, pulite, professionali, perfettamente composte: i vari operatori che hanno lavorato per la bottega si possono ispirare a Irving Penn e a Avedon, maestri di eleganza formale; o guardare più a William Klein e scattare fotografia di moda per le strade della città, o ancora alla fotografia di moda italiana. In ogni caso, la produzione è sempre di alto livello e questa mostra è una vera chicca per tutti.

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Anche se sembra quasi incredibile questa è la prima mostra di immagini tratte dall’archivio Locchi, e per fortuna in mostra si possono ammirare anche vari provini stampa, dai quali si capisce come i fotografi cercavano l’immagine giusta, e vedere persino le ordinatissime agende con le quali veniva registrato ogni evento documentato dalla bottega.

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L’immenso patrimonio dell’Archivio Locchi comprende anche archivi di ex collaboratori storici della ditta, FotoLevi e Italfoto GF. Il tutto è in via di essere digitalizzato, per essere “archivio non di semplici immagini, ma vera e propria memoria storica di Firenze e della Toscana”. Memoria che la storica bottega apre alla città, chiedendo a chiunque lo voglia di partecipare al racconto collettivo sul blog.

Ricapitolando: davvero una bella mostra, vi consiglio di non perderla. Aperta fino al 5 marzo. Info pratiche qui.

Margherita Abbozzo. Tutte le foto degli allestimenti della mostra sono mie. Le altre naturalmente sono dell’Archivio Locchi:

1, 1936_L836-11: Lo studio d’arte e tecnica fotografica Foto Locchi nella sua storica sede di Piazza della Repubblica nel 1936 © Archivio Foto Locchi;

2, 1952_Levi_1175: Gennaio 1952, Moda al Grand Hotel © Archivio Foto Locchi.

3, 1962_15713: Luglio 1962, Sfilata di cappellini in Sala Bianca, Palazzo Pitti © Archivio Foto Locchi

4, 1953_12725: Luglio 1953, Ballo in Boboli © Archivio Foto Locchi.

5, 1958_A1496: Luglio 1958, Moda a Palazzo Strozzi © Archivio Foto Locchi.

6, 1955_1929: Gennaio 1955, Abiti da cocktail in passerella alla Sala Bianca, Palazzo Pitti © Archivio Foto Locchi.

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